Dall’Arso a Troisi: la recensione di Carla Vetere

Dall’Arso a Troisi: la recensione di Carla Vetere

Gennaio 16, 2021 0 Di Giuseppe

Ringrazio la professoressa Carla Vetere, docente di Lettere Classiche presso la Scuola Militare P. Teulié di Milano e cultrice della materia alla cattedra di Storia Medievale dell’Università Cattolica di Milano. Una sangiorgese ‘prestata’ a Milano.


Il recente lavoro di Giuseppe Improta, docente di lettere, giornalista e studioso ormai affermato di storia sangiorgese, costituisce la naturale prosecuzione del volume Da Cambrianus a San Giorgio a Cremano. L’antica toponomastica di un casale divenuto città, edito nel 2018 per Il Quartiere edizioni. Nelle esplicite intenzioni dell’Autore il volume è destinato e dedicato alle scuole ed a tutti gli appassionati della storia di San Giorgio a Cremano “per (ri)costruire un’identità, un senso di appartenenza alla comunità cittadina” (p.13). Non a caso la presentazione è stata curata dalla professoressa Patrizia Ferrione, Dirigente Scolastico della IV Stanziale, ed il dizionario di toponomastica è opera della professoressa Marta La Greca, docente alla Scuola Media Massaia.

Questo agile volumetto si compone di sette capitoli ed abbraccia un arco di tempo di tempo che va dal IV secolo d.C. fino ai giorni nostri. Nei primi due capitoli vengono ripercorsi i punti salienti della storia sangiorgese più antica. L’Autore ribadisce l’origine prediale del toponimo Cambrianus risalente al IV secolo d. C. e ricorda che la prima occorrenza di Cambrana è del 995. La Villa Sancti Georgii ad Cambranum è successivamente attestata dal 1285 (ma forse già dal 1146). Le vicende di questi luoghi sono strettamente legate a quelli della chiesa di San Giorgio Vecchio, costruita nel sec. XIV e di cui abbiamo la prima notizia nel 1315.

In questa chiesa, che nel 1839 divenne la chiesa del Cimitero, è custodita una preziosa scultura lignea del secolo XVII di autore ignoto che raffigura San Giorgio che uccide il drago. Molti sono i personaggi di famiglie in vista che sono stati sepolti in questo Cimitero. Il più noto è il compianto Massimo Troisi, al quale in tempi recenti è stata intitolata una piazza precedentemente dedicata a Giuseppe Garibaldi. Autentico scrigno delle memorie cittadine, fu proprio la chiesa di San Giorgio Vecchio ad ospitare le riunioni dei maggiorenti della città che si riunivano in parlamento per decidere le sorti della comunità. . Il secolo sedicesimo segnò un momento importante per la storia della città sotto molti aspetti. Nel 1570 fu edificata la chiesa di Santa Maria del Principio e lì spostò le proprie riunioni il parlamento della città; per la toponomastica si deve segnalare la comparsa del toponimo Cremano; inoltre il centro della vita cittadina si spostò verso la nuova chiesa, mentre rimasero ai margini le chiese di San Giorgio Vecchio e di Sant’Aniello. Ma quest’area, che guarda direttamente verso il Vesuvio, si sviluppò dal punto di vista economico in quanto sorsero delle importanti masserie quali quelle dei Bolino-Capece, dei Tufarelli e dei Giordano. Queste piccole aziende agricole, poste in una zona saluberrima, furono anche adibite a luoghi di villeggiatura. Il casale dunque crebbe sia dal punto di vista economico che demografico fino al principio del secolo XVII. Infatti nel 1631 l’eruzione del Vesuvio devastò una vasta area soprattutto tra San Giorgio e Portici, ed è proprio un toponimo che ricorda questo tragico evento: Largo Arso. La lava determinò anche la distruzione dei registri parrocchiali e la quasi totale sepoltura della chiesa di Santa Maria del Principio che risorse nel 1670 ad opera del primo parroco di origine sangiorgese: don Vincenzo Borrello. Nel 1656 una peste perniciosissima decimò letteralmente la popolazione sangiorgese; ciononostante fu proprio in questo periodo che San Giorgio, come ben mette in evidenza con una punta di orgoglio l’Improta, si liberò del potere feudale ben prima di altri casali attigui.

La rivoluzione francese e poi la rivoluzione napoletana ebbero a San Giorgio ben più di qualche eco. Si distinsero in questo periodo nobili figure di sacerdoti che difesero e pagarono con il sacrificio della vita i nuovi ideali. Tra di essi l’Improta ricorda i due fratelli Antonio e Cristoforo Formisano, ai quali l’Autore auspica che sia intitolata una strada con una lieve modifica di un toponimo già esistente. Viale Formisano potrebbe diventare “Viale Fratelli Formisano, Antonio e Cristoforo, sacerdoti e martiri della rivoluzione napoletana del 1799”. Questo è solo uno dei tanti esempi di approfondimento della storia civile, politica e religiosa della città che l’Autore attua attraverso uno studio attento della toponomastica. Ma l’Improta si dedica anche ad alcuni protagonisti delle vicende dei due conflitti mondiali. E non vi sono solo le memorie di soldati coraggiosi ma anche di donne come Suor Maria Pia della Croce, fondatrice delle Suore Crocefisse adoratrici dell’Eucaristia, recentemente proclamata Beata, che mise a disposizione dei feriti della prima guerra mondiale una sua villa a Gaeta. Sangiorgesi, molti dei quali uomini comuni che eroicamente si batterono per la libertà, troviamo nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, nel corso del quale fu decimata la famiglia Cappiello, nei lager nazisti, nella campagna di Russia. Degna di nota anche la vicenda di Emilio Rispo, reduce della prima guerra mondiale, che nel 1943 accettò di guidare il convoglio Nola-Napoli per riportare a casa gli sfollati e fu vittima, insieme ad altri civili, di un attacco aereo.

La toponomastica ci parla però non solo di martiri ma anche di artisti e di grandi studiosi che vissero a San Giorgio a Cremano. Basti pensare a Luca Giordano, la famiglia di fonditori Righetti, ai quali il Canova si rivolse per realizzare opere destinate ai re di Napoli, Francesco Solimena, Salvator Rosa. Ebbe dimora a San Giorgio il canonico e storico napoletano Gennaro Aspreno Galante. Non si deve però dimenticare che a San Giorgio visse e dedicò parte dei suoi studi anche il compianto padre Giovanni Alagi, direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Napoli e cappellano di San Giorgio Vecchio. A lui è stata intitolata, per interessamento dello stesso Improta, la Biblioteca Comunale di San Giorgio a Cremano, e benché nessuna strada gli sia stata intitolata, la sua memoria resta viva negli animi dei sangiorgesi che gli devono studi assai importanti di storia cittadina dei quali pure Improta si dichiara debitore.

L’Autore intreccia abilmente la storia politica e la toponomastica sangiorgese, mostrandone le linee evolutive soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri, illustrando l’attività, anche recentissima dei sindaci sangiorgesi. Ed è molto utile anche il ricco repertorio fotografico che permette di individuare luoghi e particolari architettonici che raccontano, nella loro immediatezza visiva, il fluire della vita della città. La ricchezza degli interessi e la profonda sensibilità dell’Improta ha dunque dato vita ad una guida indispensabile per chi voglia rivolgere lo sguardo sul presente della città che si innesta sulla storia della comunità e si storicizza nella coscienza cittadina attraverso la memoria del passato.