È in libreria “Dall’Arso a Troisi”: una recensione del giornalista Marco Usai

È in libreria “Dall’Arso a Troisi”: una recensione del giornalista Marco Usai

Novembre 15, 2020 0 Di Giuseppe

Ricevo e pubblico volentieri la recensione del mio ultimo libro a cura del mio ex alunno Marco Usai, giornalista pubblicista ma soprattutto un buon amico, che da sempre mi segue con grande pazienza nelle mie evoluzioni “social”…

È dedicato “a tutti gli studenti e docenti di San Giorgio a Cremano” ed ai nipoti il nuovo lavoro di Giuseppe Improta, già docente al Liceo Calamandrei ed ex vicesindaco della città di Troisi nelle Giunte Vella e Riccardi.

“È una molteplicità di narrazioni che ci raccontano la vita dei cittadini sangiorgesi che ne hanno fatto la storia, la cui memoria è conservata e tramandata nei nomi dei luoghi della città”, ha scritto Patrizia Ferrione, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo IV Stanziale, nell’introduzione al saggio intitolato Dall’Arso a Troisi. Storia e toponomastica di San Giorgio a Cremano con un dizionario dei toponimi a cura di Marta La Greca, edizioni Ad est dell’equatore (Euro 12).

Nel libro, acquistabile in tutte le edicole di San Giorgio, nelle librerie napoletane e presso l’editore, ci sono non poche novità. Accanto ad ampie biografie di tanti noti ospiti illustri (Canova, Tanucci, Righetti, Galante, Pessina, Mele, Stanziale, Noschese), troviamo, per fare un esempio, le “storie” – finora del tutto inedite e sconosciute – di oltre trenta eroici sangiorgesi partigiani, militari uccisi, morti nei lager o mai tornati dalla Russia alla fine della seconda guerra mondiale.
Ci sono – ha osservato la preside Ferrione – le “storie” accanto alla “storia”. E sono proprio queste significative “storie” che “possono suscitare nei nostri ragazzi curiosità, empatia,
pietas”. Storie come quelle della famiglia Cappiello sterminata dai nazisti a Stazzema, delle famiglie Bruno, Borrelli, Buongiovanni, Giordano; oppure dei dimenticati fratelli Formisano – decapitati dai sanfedisti nella Rivoluzione del 1799 – o dei martiri della Resistenza Don Morosini e Capuozzo oppure dell’ebreo Mario Recanati, pioniere del cinema a Napoli ed a San Giorgio. Non solo.

Nel libro del giornalista e storico Giuseppe Improta si trova una risposta documentata (e lo testimonia la ricca bibliografia) agli interrogativi che studentii, adulti e spesso anche insegnanti si pongono in relazione a nomi di strade o piazze. Si parte dalla stessa origine del nome Cremano, di cui, nel precedente suo libro Da Cambrianvs a San Giorgio a Cremano il prof. Improta ha ipotizzato l’origine prediale e la derivazione dal cognomen Cambrianv. Per proseguire con i toponimi più recenti (Massimo Troisi, Montessori, Martiri di Pietrarsa, sorelle D’Acunzo), con quelli di origine popolare (Arso, San Martino, Pittore, Pini di Solimena, Cavalli di Bronzo, Tufarelli, Pagliare…) e quelli deliberati nel tempo dalle diverse amministrazioni comunali (De Gasperi al posto di Tanucci, De Lauziéres, Guerra, Galdieri, Cautela …). Agli attuali amministratori l’autore rivolge l’invito ad essere prudenti nel sostituire vecchi toponimi e ad approvarne nuovi solo nel rispetto dell’identità e della tradizione democratica e col massimo consenso e partecipazione della cittadinanza.
Si avanzano, inoltre, spiegazioni anche per toponimi rimasti finora misteriosi (Patacca, Sandriana, Mannini, Rubinacci…). Grazie poi alle ricerche di Marta La Greca, docente alla “Massaia”, che ha curato il dettagliato Dizionario dei toponimi di San Giorgio a Cremano, è possibile esaminare i nomi di tutti i toponimi al femminile ed il loro inferiore e sproporzionato rapporto numerico rispetto a quelli maschili, tutti suddivisi per categorie e periodi storici.

Insomma abbiamo davanti un testo che in modo agevole consente non solo di conoscere la toponomastica cittadina, ma permette anche, specialmente nei primi cinque capitoli, di seguire le varie tappe del cammino quasi millenario fatto dal Comune di San Giorgio a Cremano nella sua trasformazione “da casale a città”. Non manca, infine, una costante attenzione al patrimonio storico-artistico della città: la medioevale chiesa di San Giorgio Vecchio, la Cappella di Villa Tufarelli, la Congrega dell’Immacolata con il suo poco conosciuto organo del Settecento, la trecentesca immagine di Sant’Aniello. Di quest’ultima, in particolare, ben in evidenza nella ricca copertina a colori, l’autore sollecita un doveroso restauro ed una migliore valorizzazione.