Stuprate dai tedeschi e dimenticate

Giugno 13, 2020 1 Di Giuseppe

Dalla storia, dai parenti, da tutti

Sofia Loren, protagonista del film “La Ciociara” di Vittorio De Sica

Sono le donne vittime della violenza sessuale bestiale e feroce dei tedeschi presenti sul nostro territorio e che dopo l’8 settembre ’43 si son voluti anche in questo modo vendicare del “tradimento” italiano. A me, che in varie ricerche ho documentato la vita tragica e disumana di tanti giovani, civili e militari, internati nei lager in questo stesso periodo, è venuto spontaneo accostare le sofferenze di queste donne, di tutte le età, con quella dei loro fratelli e figli caduti nelle mani dei nazisti.

Sono comunque sofferenze ineguagliabili. In più, le donne vittime di tale ferocia non sono state “risarcite” né dai tribunali (nel 1968 furono archiviate le poche denunce fatte, dovute dell’atavico senso del pudore e della vergogna tipico delle famiglie meridionali dell’epoca) né dalla memoria collettiva o di singoli ricercatori. Talvolta è stata data la colpa, in modo generico e vago, ai “marrocchini”, equivocando su date e luoghi…(ricordate la canzone?)

A segnalarle, con un documentato articolo su IL MATTINO del 9 giugno, è stato il giornalista e scrittore Pietro Gargano, che, allargando l’orizzonte delle sue note ricerche su questo periodo, ha messo in luce una serie di violenze e di “atti bestiali” emblematici e significativi avvenuti negli ultimi mesi del ‘43.

Dalla storia della quindicenne Claudina Tikson seviziata la sera del 10 settembre a Napoli (la madre, accorsa per salvarla, fu trivellata di colpi dai soldati tedeschi) alle sorelle porticesi Elena e Gaetana Romano, violentate il 24 settembre nella zona alta di San Vito, alle pendici del Vesuvio.

Dalle stabiesi stuprate alla Corderia, alle sorelle Lucia e Margherita Maj aggredite in casa, ad Ottaviano, il 27 settembre insieme con la cugina Margherita.

E l’elenco, purtroppo, è lungo e riguarda tutta la Campania. Dal Vesuviano a Terra di Lavoro. I casi documentati vanno da Caiazzo a Mugnano Montelungo, a Mondragone. Da Rocca d’Evandro a Villa Literno, ove il padre della quindicenne Giovanna Misso fu ucciso prima che arrivasse dai Carabinieri per denunciare la tragica disavventura della figlia. A Bellona – scrive Gargano – uno stupro sfociò addirittura in una rappresaglia in cui ci furono ben 54 morti.

Non mancano all’appello l’Irpinia ed il Sannio: Lacedonia, Mercogliano, Limatola, Telese…

Gargano ha ricordato, citando la senatrice Liliana Segre, che “la memoria è l’unico vaccino contro l’indifferenza”. Allora io ringrazio Pietro Gargano che col suo scritto ha sicuramente iniettato un po’ di questo necessario vaccino.