IL CONTRIBUTO DEI VESUVIANI E DI SAN GIORGIO A CREMANO ALLA LOTTA DI LIBERAZIONE

IL CONTRIBUTO DEI VESUVIANI E DI SAN GIORGIO A CREMANO ALLA LOTTA DI LIBERAZIONE

Maggio 16, 2020 0 Di Giuseppe

Per me oggi il 25 aprile significa ricordare anche il contributo dato dalla mia città, San Giorgio a Cremano, alla lotta di Liberazione dal nazifascismo.
In passato personalmente, da vicesindaco, ho fatto conoscere ed onorare, in vario modo, la tragica storia della famiglia Cappiello, trucidata nel 1944 dai nazisti a Stazzema. E non solo quella.
Tuttavia al momento arriva ad oltre trenta il numero dei COMBATTENTI PER LA LIBERTA’ FINORA SCONOSCIUTI: partigiani uccisi, antifascisti imprigionati o posti al confino (come Giorgio Quadro, che partecipò attivamente alle Quattro Giornate di Napoli e poi divenne dirigente dell’ex Pci e segretario della Camera del Lavoro); militari caduti in Italia, Grecia, Russia; civili e militari morti nei lager nazisti o sopravvissuti; civili uccisi dai tedeschi. Come, per fare solo un altro esempio, l’eroico capotreno della circumvesuviana Emilio Rispo, mitragliato mentre, sprezzante del pericolo, coraggiosamente guidava il convoglio Nola-Napoli, che trasportava numerosi sfollati. (Una lapide posta tempo fa a Napoli al capolinea della Circumvesuviana dovrebbe ricordarne il sacrificio. Esiste ancora? Lo chiedo al solerte presidente dell’ E.A.V. Umberto de Gregorio).
Tutti, comunque, meritano la nostra gratitudine, il ricordo nostro, dei figli e dei nipoti.
Grazie al giornalista Pietro Gargano, mi è stato possibile elencarli uno per uno, e con brevi cenni biografici, nel mio prossimo libro “Dall’Arso a Troisi. Storia e toponomastica di San Giorgio a Cremano (con un dizionario toponomastico a cura di Marta La Greca)”, editore “Ad est dell’equatore”.
Contemporaneamente e fortunatamente stanno, inoltre, uscendo fuori dall’oblìo anche diversi altri protagonisti del territorio vesuviano, e stabiese in particolare, sia della “Resistenza armata” che dell’”Altra Resistenza”: così è stato giustamente definito l’impegno di quei militari e civili che preferirono affrontare le sofferenze dei lager e rifiutarono la via e la vita più comoda loro consentita dall’ adesione alla Repubblica di Salò. E ciò sta avvenendo sia grazie a nuovi studi e pubblicazioni che al contributo di amici di Facebook, come l’ing. Raffaele Luise, il quale ha aperto una strada, pubblicando il mese scorso su F.B. il diario del padre Elio, internato in un lager insieme con molti amici stabiesi e napoletani, e quello della zia Alba sui tragici mesi del 1943 a Castellammare. Una strada che a breve seguirò, facendo conoscere, anche su F.B., diari e racconti inediti di altri “resistenti” vesuviani internati nei lager, rimasti nel cassetto.
Una volta però conosciuti, spetta a tutti – cittadini, docenti, forze politiche, associazioni culturali, amministratori comunali – il compito di conservarne la memoria, onorandoli adeguatamente.


Dalla pagina Facebook di Giuseppe Improta